Ultimo Aggiornamento: Martedì 22 Agosto 2006
Sezione: Oratorio
Presentazione
La struttura dell’oratorio è sita proprio di fronte alla chiesa parrocchiale (via Maesta 9) ed è affiliata all’ANSPI con la presenza al suo interno del circolo “Vico Necchi”. In corrispondenza con il passaggio della conduzione della parrocchia dai Frati Minori Francescani al clero diocesano (luglio 2004) la struttura della parrocchia è stata intitolata al giovane frate galliatese San Giuseppe Maria Gambaro. È parso infatti che questa figura – ancora così poco conosciuta nella nostra diocesi – ben sintetizzasse l’eredità spirituale lasciata dai frati e il nostro far parte di una Chiesa particolare, offrendo non pochi spunti anche per un concreto progetto pastorale.
Giuseppe Maria Gambaro seguì fin da ragazzo la chiamata a diventare seguace del poverello di Assisi e dopo essersi preparato sul nostro territorio, ottenne di essere mandato nella lontana Cina per svolgere lì la propria missione. Poté fare ben poco materialmente perché qualche mese dopo il suo arrivo rimase vittima insieme al suo vescovo della rivolta xenofoba dei boxers.
Quale messaggio per una realtà come la nostra parrocchia?
Il primo richiamo quasi scontato è quello alla povertà: sia perché è un elemento proprio del francescanesimo, sia perché il nostro santo l’abbraccia in modo particolare scegliendo una terra in cui gli sarebbero mancati gli agi e i vantaggi di cui in Italia comunque avrebbe goduto.
A livello di quartiere constatiamo diverse situazioni di disagio: economico, morale, psicologico. Il nostro oratorio deve allora essere anzitutto un luogo dove chi entra si senta accolto perché in ogni persona è possibile incontrare Cristo anche in quella più problematica.
A livello di strutture dovrà esserci un ambiente decoroso ed accogliente ma senza sfarzi, perché nessuno debba sentirsi a disagio. Tutto il nostro impegno educativo andrà dunque volto a dare l’attenzione alla persona, tenendo presente che oggi questo passa anche attraverso l’educazione all’uso dei mezzi di comunicazione (telefonino, internet, lettori MP3).
Un secondo richiamo che ci viene dal San Gambaro è quello alla missionarietà: essere cristiani significa manifestare la propria fede, senza paura di annunciarla agli altri. Provocazione importante oggi, in cui ci troviamo di fronte ad una maggioranza di persone che pur essendo battezzate sulla carta sembrano aver smarrito le radici della propria fede. Dall’altra parte siamo anche interpellati dall’arrivo di persone da altre nazioni: pensiamo alla crescente presenza di fratelli mussulmani o ad altri che provengono da confessioni cristiane ma spesso si trovano qui disorientati per quanto riguarda il proprio cammino spirituale.
Riferendosi in particolare alla fascia delle nuove generazioni, come si pone la realtà dell’oratorio per quanto riguarda l’annuncio della fede? Nell’intento di essere realtà accogliente per tutti ma senza nascondere la propria identità di luogo di trasmissione della fede.
La missionarietà provoca ad un continuo ripensamento dei metodi di azione: non funziona molto oggi l’oratorio feriale (almeno nella nostra realtà) siamo allora provocati a cercare nuovi modi di essere presenti sul territorio. Questo – sia ben chiaro – senza fini di proselitismo di bassa lega ma perché riteniamo che Cristo sia una realtà troppo grande per essere taciuta e tanto più assorbita dall’indifferentismo dominante.
Un terzo punto importante è – diciamo così – la certezza di essere “in cordata”. Gambaro è un figlio della Chiesa novarese, è stato riconosciuto santo per la bellezza della sua vita e per l’eroismo nel testimoniare la fede. È però giusto pensare che anche lui sia stato edificato dalla presenza di una famiglia e una comunità in cui la vita cristiana era feconda. Quanti anche dopo di lui hanno puntato la loro vita su Cristo!
È bello pensare che, se sono molti i Santi riconosciuti durante il magistero di Giovanni Paolo II, molti di più sono i testimoni di Cristo che la Chiesa non riuscirà mai a riconoscere come tali: molti di questi sicuramente li abbiamo conosciuti di persona!
Avanti dunque guardando a questa lunga fila di amici: senza celebrarsi troppo per i successi e senza scoraggiarsi per le inevitabili cadute.

